marzo

Marzo, 3° mese dell'anno (secondo il Calendario Gregoriano), conta 31 giorni che segnano il passaggio dalla stagione invernale a quella primaverile e un aumento generale delle temperature.

 Fin dall'antichità era visto come l'inizio di qualsiasi attività, umana (in passato, era frequente cominciare una guerra in questo periodo) e della natura, dopo il lungo letargo dell'inverno; tutt'oggi dà avvio al calendario astronomico, inaugurato dall'equinozio di primavera. Questo fenomeno, che cade il 20 o 21 del mese, vede il sole allinearsi perpendicolarmente alla linea dell'equatore, facendo in modo che il giorno e la notte abbiano eguale durata. Lo stesso si verifica al 22 o 23 di settembre (equinozio d'autunno). 

Le giornate si allungano visibilmente anche per via dell'introduzione dell'ora legale, nell'ultima domenica di marzo, con le lancette dell'orologio che vengono spostate in avanti di un'ora. Il cambio d'orario entrò in uso nel 1916 tra i paesi dell'Unione Europea, allo scopo di aumentare le ore di luce naturale e limitare, conseguentemente, il consumo d'energia. 

Sotto il profilo climatico, marzo è un mese instabile e l'antica saggezza popolare lo testimonia con numerosi proverbi e modi di dire, come «marzo pazzerello, guarda il sole e prendi l’ombrello». Facile che ci sia il sole ma un mutamento improvviso e viene giù un temporale. Un elemento costante è la forte presenza di vento, al punto che durante la Rivoluzione francese venne ribattezzato "Ventoso". 

Osservando il cielo si vede la Via Lattea invernale spostarsi sempre più verso occidente, mentre la comparsa a sud della costellazione del Leone annuncia l'approssimarsi della stagione primaverile.

da http://www.mondi.it/almanacco/03/

 

Femminismo e Festa della Donna

Figlia o moglie, vergine o madre: i ruoli riservati per secoli alle donne. Poi qualcosa è cambiato, grazie alle donne, e sono arrivati l'emancipazione e il femminismo, ma ancora non tutto è risolto.

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A sinistra un manifesto per la giornata della donna dell'8 marzo 1914. A destra la copertina della Domenica del Corriere racconta del primo congresso delle Donne Italiane (1908).
 

Virgo, vidua et mater, cioè “vergine, vedova e madre”: nel Medioevo erano questi i soli ruoli femminili degni di rispetto agli occhi della società. Si diceva anche quilibet in domo sua dicitur rex, che è come dire “qualunque uomo nella propria casa può considerarsi un re”. Due massime valide molto, molto a lungo: né l’Umanesimo, né il Rinascimento, né l’Illuminismo, che pure aveva suscitato grandi speranze, hanno scalfito la condizione subalterna delle donne.

 

BATTAGLIE SULLA GHIGLIOTTINA. La riscossa al femminile è cominciata dopo: le prime avvisaglie del femminismo, ispirate agli ideali di fraternità, eguaglianza e libertà, risalgono al clima della Rivoluzione francese. Ne fu pioniera assoluta Olympe de Gouges(1748-1793), autrice della prima Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina, che affermò che la donna, avendo “il diritto di salire al patibolo” a causa delle sue opinioni, aveva anche quello di “salire alla tribuna”. Fu presa in parola e ghigliottinata nel 1793.

 

 

Le rivendicazioni furono poi portate avanti, tra le altre, dall’illuminista britannica Mary Wollstonecraft (1759-1797), a sua volta autrice della bellicosa Rivendicazione dei diritti della donna


DONNE E NEGRI. La nascita ufficiale del movimento femminista, però, che intrecciava temi sulla questione femminile e antischiavismo, è avvenuta nel 1848, anno dello storico Congresso sui diritti delle donne, a Seneca Falls (New York), nel quale fu chiesta la cittadinanza politica per “negri” (all'epoca, la parola era questa) e “donne”.

 

Il Congresso fu indetto dalle due instancabili attiviste Elisabeth Cady Stanton (1815-1902) e Susan B. Anthony (1820-1906), detta la “Napoleone del movimento delle donne”. Proprio mentre, in altri convegni, si scatenava un opposto dibattito sulla presunta inferiorità intellettuale femminile, spiegata con argomentazioni scientifiche da filosofi e scienziati, tra cui il patologo Rudolph Wagner (1805-1864) e l’antropologo francese Gustave Le Bon (1841-1931), convinti che il cervello femminile e quello dei neri africani fossero meno sviluppati di quello maschile.

 ANIMALE DOMESTICO. In Italia la marcia verso i diritti è iniziata più tardi ed è avanzata più lentamente. Le prime a sfidare la società sono state la repubblicana e mazziniana Anna Maria Mozzoni (1837-1920), la cattolica Teresa Labriola (1873-1941) e la socialista Anna Kuliscioff (1854-1925), ispiratrice della legge per la tutela del lavoro femminile e dei fanciulli (n. 242 del 19 giugno 1902) e del diritto di voto alla donna (che definiva ironicamente «il primo animale domestico dell’uomo»).

Più di tutte, fu Anna Maria Mozzoni (che scriveva sul quindicinale milanese La riforma del XIX secolo e su La donna, giornale di donne fondato a Venezia nel 1869 da Gualberta Beccari) a mettere in luce le contraddizioni che la società (e il parlamento) riservava alla donna, “angelo del focolare” a parole, sfruttata e sottopagata di fatto. Avanzò 198 richieste, una cosa inaudita per quei tempi, tra le quali diritto di voto, accesso all’istruzione e separazione dei beni. Ottenne però una sola vittoria: l’abrogazione dell’autorizzazione maritale che, tra le altre cose, impediva alle donne di iniziare un’attività commerciale senza il consenso del marito, prima tappa verso l’autonomia economica.

 

 

 

LUCI E OMBRE. L’ammissione delle donne a licei, ginnasi e università avvenne solo nel 1874 (dal 1877 al 1900 le laureate furono 224). Nel frattempo si diffuse la consapevolezza dello sfruttamento femminile, sottolineato con i primi scioperi (per prime scioperarono le mondine, nel 1883), la nascita dei sindacati (il primo fu quello delle lavoratrici tessili, nel 1889), l’accesso agli uffici pubblici, telegrafici e postali, e le prime attività commerciali “rosa” (1882).

 

Ma il voto, politico e amministrativo, restava un miraggio e furono una sfilza le bocciature a petizioni e disegni di legge: nel 1863, nel 1875, nel 1877, nel 1888, nel 1898 (il regio decreto n. 164 del 4 maggio 1898 rifiuta il voto amministrativo a “analfabeti, interdetti, inabilitati, condannati all’ergastolo, mendicanti e donne”), nel 1906 e nel 1912, anno in cui il liberale Giovanni Giolitti introdusse il suffragio universale maschile, ma sbarrò la strada alle donne nella convinzione, disse alla Camera, che aggiungere sei milioni di donne all’elettorato fosse “un salto nel buio”.

 

8 marzo, festa della donna, Giornata internazionale della donna
Infermiere in un ospedale da campo (1915)

Con il fascismo, mentre le suffragette inglesi avevano finalmente conquistato il diritto di eleggere e di essere elette, i diritti femminili fecero un passo indietro: la concessione del voto amministrativo alle donne (1925) fu subito sospesa dato che non si tennero più elezioni. Perfino le insegnanti furono escluse dalle cattedre di Lettere e filosofia ai licei, e le tasse scolastiche per le studentesse raddoppiarono. Si stabilirono le mansioni lavorative adatte a donne: dattilografe, telefoniste, stenografe, conta banconote e biglietti, segretarie, annunciatrici, cassiere, commesse e sarte (con il regio decreto 838 del 29 luglio 1939).

RE O REPUBBLICA? L’occasione per la rivincita arrivò con la Seconda guerra mondiale, quando le donne furono chiamate a sostituire gli uomini impegnati in guerra, e non esitarono a impugnare i fucili durante la Resistenza. Palmiro Togliatti e Alcide de Gasperi, a capo rispettivamente di PCI e DC, colsero l’importanza della presenza femminile nella società e, seppure in ritardo rispetto ad altri Paesi, come Svezia (1866), Finlandia (1906), Inghilterra (1918), Nuova Zelanda (1893), Australia (1899) e Stati Uniti (1920), con il decreto legislativo del primo febbraio 1945 le donne italiane conquistarono il voto.

Votarono per la prima volta il 2 giugno 1946, il occasione del referendum per la scelta tra monarchia e repubblica.

La parità giuridica formale è arrivata con la Costituzione del 1948, che stabilisce l’uguaglianza dei cittadini senza distinzione di sesso (art. 3), la parità dei coniugi rispetto ai figli (art. 29 e 39) e la parità tra uomo e donna sul lavoro (art. 51). Sono poi seguite le leggi ispirate ai nuovi criteri costituzionali, quella sulla parità di remunerazione tra uomini e donne, nel 1956 (nel 1950 Angela Cingolani è stata il primo sottosegretario), e quella sull’ammissione della donna a tutti i pubblici uffici (legge n. 66 del 1963), compresa la Magistratura (ed escluse Polizia, Guardia di Finanza e Forze Armate). Si mette così fine alla secolare discriminazione di genere, anche se in molti di quei casi solamente sulla carta.

LA MARCIA INFINITA. Le tappe successive verso l'uguaglianza sono arrivate nel privato. A dare il via alle rivendicazioni è stata l’uscita negli Usa, nel 1966, del libro di Kate Millet La politica del sesso, che metteva in luce come i rapporti tra i sessi fossero “rapporti di potere”. In questo clima sono nate le leggi sul divorzio (n. 898 del 1970), confermata col referendum del 12 maggio 1974, sulla tutela sociale della maternità e sull’aborto (n. 194 del 1978), confermata dal referendum del 5 agosto 1981.

 

Tappa determinante fu la riforma del diritto di famiglia del 1975, che ha cancellato il concetto di “capofamiglia” e l’attenuante per delitti d’onore, stabilita dal codice Rocco del 1930. 

 

Oggi la società è diversa. Eppure, la parità dei diritti non è ancora stata raggiunta: all’obiettivo quantitativo “più posti di lavoro” non ha corrisposto quello qualitativo. Le donne predominano in settori professionali meno valutati, occupano un numero minore di posizioni di responsabilità e, in media, sono pagate meno degli uomini.

 

7 invenzioni delle donne...

IL TERGICRISTALLO. All'inizio del 1900 negli Usa era molto difficile guidare di sicurezza, quando pioveva o nevicava. La pulizia del parabrezza richiedeva che l'autista uscisse dall'auto e provvedesse da sé. Mary Anderson ebbe così l'idea di un sistema in grado di pulire i vetri dell'automobile automaticamente. E nel 1903 depositò il brevetto di un dispositivo era fatto di legno e gomma e collegato ad una leva accanto al volante dell'auto. La sua invenzione divenne popolare dal 1913, ma la Anderson non ricevette alcun profitto dalla sua invenzione.

MONOPOLI. Non tutti sanno che sanno che il Monopoly si ispira (non poco) al gioco Landlord’s Game, inventato da Elizabeth Magie, che voleva spiegare le idee anti-monopoliste dell'economista Henry George. Nel 1904, ricevette solo 500 dollari e nessun pagamento per i diritti d'autore dalla "Parker Brothers" che 30 anni dopo mise sul mercato il Monopoly, creato da Charles Darrow. E oltre al danno subì la beffa: il gioco di Darrow andava in tutt'altra direzione rispetto alle teorie antimonopolistiche di George e invece che contrastare i monopoli, li premiava.

LA CASA SOLARE. Nel 1950, Maria Telkes, ricercatrice, e Eleanor Raymond, architetto, presentarono lil progetto della Dover House, una casa completamente riscaldata dal sole. Utilizzando il sale sodico di acido solforico, Tekles riuscì a risolvere il problema della conservazione dell'energia solare, anche quando il sole non c'era. La casa solare era un comune edificio con pannelli di metallo e di vetro dietro le finestre, in grado di assorbire l'energia del sole in contenitori di stoccaggio, riempiti con un sale di sodio che "memorizzava" il calore del sole. La Dover House era una casa innovativa, e funzionò con successo per due anni e mezzo. In seguito la corrosione distrusse i contenitori e l'esperimento fallì. Ma è grazie a questa invenzione delle due donne che il solare ha progressi fino a diventare di uso comune.

IL SACCHETTO DI CARTA. Nel 1860, Margaret Knight inventò una macchina in grado di produrre automaticamente sacchetti di carta con fondo piatto. A quel tempo lavorava presso uno stabilimento di produzione di carta, ma non potè ricevere denaro per il suo brevetto perché un "furbetto" di nome Charles Annan scoprì la macchina e depositò il brevetto. Knight si rivolse al tribunale, e la difesa di Annan usò come argomento che una donna non avrebbe mai potuto progettare una tale invenzione stupefacente. Ma lei, senza perdersi d'animo, rispose mostrando disegni e altri elementi di prova, e vinse. Nel 1871, ebbe anche i soldi per il suo brevetto. In seguito ne depositò altri 100.

LA SEGA CIRCOLARE. Nei primi anni del 1800, Tabitha Babbitt, membro della comunità religiosa di Shakers, aveva notato che le seghe utilizzate dagli uomini nella sua comunità, per tagliare gli alberi del bosco, non erano efficaci e avevano bisogno di miglioramenti. Il movimento di ritorno non era produttivo e i boscaioli sprecavano le loro energie per niente. Tabitha ebbe allora l'idea di costruire una sega che consisteva di una lama circolare e un filatoio, alimentata da un pedale a ruota. L'invenzione fu molto apprezzata dagli Shakers. Ma le sue idee religiose le impedirono di brevettarla.

LA GUIDA CRIPTATA DEI SILURI. Durante la seconda Guerra Mondiale, un inaspettato aiuto agli alleati venne dall'attrice Hedy Lamarr, nella foto, che con il musicista George Antheil inventò un sistema, chiamato Secret communication system, in grado di guidare via radio i siluri, evitando che i segnali venissero intercettati dai nemici Il Secret communication system fu una prima, rudimentale, forma di spread spectrum, il principio alla base della telefonia mobile.

LA PATTUMIERA A PEDALE. Lillian e Frank Gilbreth, che facevano coppia anche nella vita, sono stati tra i primi a utilizzare la psicologia per migliorare la produttività dei lavoratori. Dopo la morte improvvisa del marito, Lillian si concentrò sulla produttività dei lavori domestici. Ha inventato elettrodomestici da cucina essenziali, come la pattumiera a pedale e il frullatore elettrico. Madre di dodici figli, è stata anche la prima donna a entrare nella prestigiosa National Academy of Engineering, l'accademia nazionale di ingegneria degli Stati Uniti.


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