Emiliano degli Orfini nacque a Foligno nella prima metà del XV secolo; incisore e medaglista, proseguì la professione del padre sotto il pontificato di Pio II Piccolomini. La famiglia aveva in affitto due botteghe dal capitolo della cattedrale e, almeno dal 1468, risiedeva in una casa che, molto probabilmente, fu sede della tipografia, nelle «domos positas iuxta plateam magnam communis Fulginei», comprendente anche la bottega di orefice, con affaccio sulla piazza vecchia della città di fronte alle canoniche della cattedrale. Oggi il Palazzetto Orfini ospita il Museo della Stampa.

E. Orfini fu zecchiere papale nel Ducato di Spoleto, prima di spostarsi a Roma, dove pare iniziasse la sua attività dal 1464. Rimasto vedovo dopo le prime nozze, Emiliano sposò in seconde Bartolomea Crisanti. La data della sua morte si colloca tra l’agosto 1496 e il 24 ottobre 1498.

 

Il nome di Emiliano Orfini è principalmente legato all’introduzione della tipografia a caratteri mobili a Foligno con l’edizione di Leonardo Bruni, De bello Italico adversus Gothos, sulla quale così informa il colophon: «Emilianus de Orfinis Fulginas et Iohannes Numeister... feliciter impresserunt Fulginei in domo eiusdem Emiliani» 1470 (Indice generale degli incunaboli delle Biblioteche d’Italia [I.G.I.], n. 2188). Seguì Cicerone, Epistolae ad familiares, circa 1471 (I.G.I., n. 2810), con il colophon: «Emilianus auctor fulginas et fratres una ingenio prestante viri... Fulginei acta vides et laribus Emiliani».

Ancora associato con il prototipografo magontino Numeister, insieme ad Evangelista Angelini di Trevi, Emiliano Orfini fece stampare nella propria casa la Divina Commedia di Dante Alighieri (11 aprile 1472, I.G.I., n. 352), editio princeps del poema, di cui probabilmente disegnò e incise i caratteri.

 

Questa edizione principe della «Commedia» in 800 copie fu, dunque, stampata a Foligno. Negli esemplari completi, che sono rari (9 + 16 rintracciabili in Italia e all’estero) il volume è composto di quinterni e quaterni; in tutto 252 carte. Il disegno delle minuscole romane rappresenta un’evoluzione verso le forme più accurate ed eleganti: l’incisione nitida e sensibile ai valori del chiaroscuro, dà alle lettere una sottile individualità, il cui merito spetta all’Orfini. La carta fu fornita dai monaci benedettini che, dal 1256 al 1484, gestirono in proprio le cartiere di Pale e Belfiore.